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Un'idea di Senza Zaino

Senza Zaino: 10 punti per l'apprendimento efficace

Nelle nostre scuole non si usa lo zaino, ma una semplice valigetta per i compiti a casa. Lo zaino non è necessario perché gli ambienti sono ben organizzati. Nelle classi troviamo schedari, computer, giochi, enciclopedie, libri, materiali per scrivere e ascoltare, disegnare e dipingere, modellare e costruire, registrare e riprodurre, strumenti didattici per le varie discipline di studio, materiali di cancelleria. Inoltre attrezziamo gli spazi con tavoli, angoli, pedane, mobili a giorno, archivi, pannellature. Tutto ciò serve per  un apprendimento efficace che che si basa sul metodo dell'Approccio Globale al Curricolo (Global Curriculum Approach). L’apprendimento globale prevede un curricolo fondato su:

1. l ’autonomia degli alunni che genera competenze 
2. il problem – solving che alimenta la costruzione del sapere

3. l’attenzione ai sensi e al corpo che sviluppa la persona intera

4. la diversificazione dell'insegnamento che ospita le intelligenze, le potenzialità, le differenze

5. la co-progettazione che rende responsabili docenti e alunni

6. la cooperazione tra docenti che alimenta la formazione continua e la comunità di pratiche

7. i diversi strumenti didattici che stimolano vari stili e metodi di insegnament

8. l’attenzione agli spazi che rende autonomi gli alunni

9. la partecipazione dei genitori che sostiene l'impegno della scuola

10. la valutazione autentica che incoraggia i progressi

classe

Come si lavora concretamente in una scuola Senza Zaino

 

           
                                 

Un gesto concreto e simbolico

In tutto il mondo gli studenti utilizzano lo zaino per  portare a scuola e riportare a casa il proprio materiale come libri, quaderni, penne, matite, gomme, forbici, squadre e righe, colori ecc.  La cosa per la verità è un po’ strana.  Nessuno si è mai domandato perché qualsiasi lavoratore trova i propri strumenti del mestiere sul posto di lavoro e invece gli studenti no.  In effetti lo zaino comunica un senso di precarietà e di inadeguatezza, non a caso è stato inventato per gli alpinisti e per i soldati con il chiaro scopo di affrontare luoghi inospitali.

E' così che un nutrito gruppo di scuole ha deciso di metterlo in disparte.Si è trattato di un gesto reale,perchè gli studenti hanno ora una cartellina leggera per i compiti a casa,mentre le aule vengono arredate con mobilio e materiali didattici avanzati;ma è anche un gesto simbolico in quanto le pratiche e le metodologie vengono innovati in relazione a tre valori.

strumenti

La responsabilità

In Senza Zaino (SZ) gli studenti si assumono la responsabilità del proprio apprendimento.  Ci riferiamo al costruttivismo, per cui il sapere non si trasmette passivamente, ma è frutto dell’azione responsabile del soggetto. Una classe SZ assomiglia un po’ ad un efficiente ufficio dove ognuno sa quello che deve fare, perché concordato nell’incontro di inizio mattina.Si lavora a voce bassa e si scelgono le attività.  Periodicamente si compila il proprio portfolio e ciascuno è consapevole degli obiettivi da raggiungere. Ci si sente motivati a studiare e le varie materie sono occasione per sviluppare competenze, perché si creanosituazioni autentiche.  Il senso di responsabilità si nota anche in quanto ognuno tiene in ordine gli armadi e gli strumenti didattici per essere pronti all’uso. Come in un ufficio il capo non si vede, così accade per l’insegnante SZ  che sa organizzare la classe in modo che gli alunni siano autonomi.In questo sono aiutati dal fatto che insieme elaborano precise procedure raccolte nel manuale della classe scrupolosamente rispettato e revisionato.

La comunità

La comunità ci dice che l’apprendimento avviene nella relazione.  In una classe SZ possiamo vedere alunni che stanno esercitandosi in coppia o in piccoli gruppi.  Ciascuno ha ben chiaro cosa deve fare, qual è il prodotto da realizzare e perché deve fare quella cosa.  Un osservatore esterno può notare facilmente gruppi che nello stesso momento svolgono fino a 4 attività diverse:  un gruppo ad esempio lavora nello spazio computer per preparare una ricerca, un altro organizza un cartellone che riassume un percorso, altri 2 sono impegnanti in esercitazioni .Si possono scorgere anche alunni che lavorano da soli ai vari angoli perché diamo spazio ai percorsi individuali.  C’è poi un tempo in cui la classe si riunisce all’agorà:  qui può accadere che l’insegnante tenga una conferenza o che si discuta di una ricerca o – infine – che si decida quali compiti fare.  C’è anche l’assemblea dove si prendono decisioni importanti. Colpisce il fatto che l’assemblea si svolge in modo ordinato, il presidente (un’alunna/o) dà la parola, a turno si interviene, si vota, infine si ritorna in classe in ordine.   Così si sviluppa il senso della cittadinanza.

La comunità naturalmente riguarda anche gli insegnanti.  Basta partecipare ad una loro riunione per osservare come ciascuno evita di disperdersi in chiacchiere, focalizzandosi sul miglioramento didattico delle classi.  Se un collega è in difficoltà con certi alunni o non conosce certi metodi, viene supportato adeguatamente attraverso lo scambio di pratiche e di idee, per cui si cresce professionalmente insieme. Si pone attenzione  anche agli spazi esterni: corridoi, atri, giardini.   Se gli spazi lo permettono vengono realizzate aule -  laboratorio. Vedendo all’opera un insegnante SZ ci accorgiamo che non eccede nel linguaggio verbale. Infatti usa frequentemente i linguaggi del corpo e della mimica, musicale e iconico, manipolativo e immaginifico, digitale e teatrale.   Sa mettere insieme la mano (l’artigianalità), il cuore (le emozioni) e la mente (il pensiero).    In definitiva ospitando tutti i linguaggi ospita tutte le differenze.Gli alunni perciò lavorano sì con carta e penna, ma anche con legno, cartone, creta,  sabbia,  tessuti, colori, ferro,  materiali da riciclare.  Studiano sui libri e tuttavia maneggiano provette, fanno esperimenti scientifici e nel contempo osservano la natura.

In alcune occasioni possiamo vedere come presentano i loro prodotti ai genitori o ai compagni organizzando una conferenza, mostrando un plastico, proiettando un film o un PPT,  illustrando disegni, o – infine - eseguendo una rappresentazione.La struttura metodologica non standardizzata permette  a  ciascuna alunna/o  di essere riconosciuta/o nella propria originalità e diversità.

L’ospitalità

Per capire l’ospitalità basta un’occhiata all’aula: non c’è la cattedra dinanzi alle file dei banchi, ma spazi divisi da mobilio: ancora una volta l’immagine rimanda ad un moderno ufficio open space.  L’area dei tavoli è adatta al lavoro di gruppo.  Le aree dedicate ai laboratori (arti, lingua, scienze e matematica, storia e geografia) suggeriscono la dimensione pratica dell’insegnamento.  Un’altra area è attrezzata con 2 computer.  La LIM è posizionata nell’agorà.  Nella classe vi sono materiali didattici,  schede di lavoro, cartellonistica e segnali. Si pone attenzione  anche agli spazi esterni: corridoi, atri, giardini.   Se gli spazi lo permettono vengono realizzate aule -  laboratorio. Vedendo all’opera un insegnante SZ ci accorgiamo che non eccede nel linguaggio verbale. Infatti usa frequentemente i linguaggi del corpo e della mimica, musicale e iconico, manipolativo e immaginifico, digitale e teatrale.  Sa mettere insieme la mano (l’artigianalità), il cuore (le emozioni) e la mente (il pensiero).    In definitiva ospitando tutti i linguaggi ospita tutte le differenze.  Gli alunni perciò lavorano sì con carta e penna, ma anche con legno, cartone, creta,  sabbia,  tessuti, colori, ferro,  materiali da riciclare.  Studiano sui libri e tuttavia maneggiano provette, fanno esperimenti scientifici e nel contempo osservano la natura. In alcune occasioni possiamo vedere come presentano i loro prodotti ai genitori o ai compagni organizzando una conferenza, mostrando un plastico, proiettando un film o un PPT,  illustrando disegni, o – infine - eseguendo una rappresentazione. La struttura metodologica non standardizzata permette  a  ciascuna alunna/o  di essere riconosciuta/o nella propria originalità e diversità.

Un sogno che si realizza

8 anni fa abbiamo iniziato il nostro percorso. Ora in  46 scuole della Toscana, dove lavorano quotidianamente circa 3000 alunni e 350 docenti, abbiamo tolto questo oggetto,  lo zaino, ma nel contempo abbiamo aggiunto quelle cose che molti di noi sognavano e che sappiamo fanno la differenza per una formazione di qualità, effettivamente fondata sulla acquisizione di competenze e di autonomia,  aperta allo spirito critico, alla creatività e alla libertà, capace sul serio di rispondere alle sfide del Terzo Millennio.

Per capire Senza Zaino

Un gesto reale e simbolico per cambiare la scuola

Come in altre parti del mondo in Italia gli studenti utilizzano uno zaino in quanto devono portare a scuola e riportare a casa il proprio materiale come libri, quaderni, penne, matite, gomme, forbici, squadre e righe, colori ecc. Ciò è davvero strano!   Perché al contrario qualsiasi lavoratore trova normalmente i propri strumenti del mestiere sul posto di lavoro e invece gli studenti no?  Lo zaino comunica un senso di precarietà, di inadeguatezza, di inospitalità su cui occorre interrogarsi.  Non a caso è stato inventato per gli alpinisti e per i soldati al fine di affrontare luoghi inospitali.

Noi proponiamo di togliere lo zaino come gesto reale e simbolico (Orsi, 2006).  Un gesto reale perché gli studenti delle scuole Senza Zaino (SZ) utilizzano una cartellina leggera o una semplice borsa per portare il necessario per i compiti a casa. Inoltre le aule e le scuole vengono arredate in modo funzionale e attrezzate con materiali didattici avanzati.  Ma è anche un gesto simbolico perché i significati e le pratiche scolastiche cambiano in relazione ai tre valori fondamentali di SZ: la responsabilità, la comunità, l’ospitalità.

bambini

Lucca – scuola primaria  Nozzano Circolo Didattico n .7 progetto Senza Zaino (2005)

Tre valori: responsabilità, comunità, ospitalità

Il primo valore è la responsabilità.  Gli studenti sono portati ad assumersi la responsabilitànele del proprio apprendimento (AA.VV. 2008).  Quando diciamo nell’apprendimento ci riferiamo in particolare al costruttivismo (Piaget, 1973; Varisco, 2002), per cui il sapere non si trasmette, ma è frutto dell’azione intenzionale del soggetto che interviene sia sulle sue strutture cognitive che nell’ambiente.  I metodi attivi basati sulla ricerca e il problem – solving (Zan, 1998) e quelli passivi orientati alla comprensione (Polanyi, 2006) sono posti al fondamento dell’agire didattico.  Quando pariamo dell’apprendimento invece vogliamo evidenziare che gli studenti sono coinvolti con i docenti a strutturare, progettare, revisionare la situazione dall’ambiente formativo, ovvero le attività didattiche. In tale prospettiva i docenti svolgono un ruolo prevalente di incoraggiatori e facilitatori.  Essi non solo insegnano, ma apprendono con gli alunni, per cui la scuola assomiglia ad una comunità di ricercatori e ad un laboratorio.  La responsabilità così intesa promuove comportamenti improntati alla cittadinanza attiva (Orsi, 1998) e il conseguimento effettivo delle competenze previste dagli obiettivi nazionali.

Il secondo valore è la comunità.  L’apprendimento si determina nelle relazioni e non individualisticamente.  La personalizzazione dell’insegnamento e la comunità si integrano.  SZ vede la scuola come una comunità di apprendimento, di ricerca e di pratiche (Sergiovanni, 1996; Wald – Castleberry, 2000) dove ci si pongono domande e problemi, si condividono i percorsi di studio e di approfondimento, si scambiano le risorse cognitive e le pratiche di lavoro, si vive insieme.  Tutto questo tanto tra alunni (non solo all’interno della classe, ma anche tra alunni più grandi e alunni più piccoli), quanto tra docenti,  favorendo sia il cooperative learning che il cooperative teaching. La comunità implica, inoltre, un pieno coinvolgimento dei genitori visti anche come partecipi nell’attività didattica.

Il terzo valore è l’ospitalità. In vari sensi.  Nel senso che un ambiente ospitale e ben organizzato favorisce l’apprendimento per il gruppo e per la persona; nel senso di ospitare le diversità dei soggetti in formazione; nel senso – infine – per cui il sapere, ovvero la scoperta del mondo, avviene se il mondo stesso è contrassegnato dall’ospitalità e dall’accoglienza.  In definitiva si tratta di un dato antropologico: la conoscenza rende ospitale il mondo trasformandolo, ma il mondo, una volta trasformato, si rende ospitale per essere conosciuto e trasformato dalle nuove generazioni (Mortari, 2006).

Il come dell’imparare: l’attività al centro

I programmi nazionali in genere forniscono gli obiettivi che le scuole devono raggiungere (i saperi e le competenze).  Cioèil cosa. Il cosa imparare.  Tuttavia è importante non solo la meta ma anche il modo per arrivare alla meta.  In SZ gli obiettivi sono indispensabili quanto le strade per raggiungerli; i prodotti e i risultati sono considerati importanti ma non viene tralasciato il processo.  Insomma vogliamo non dimenticare che accanto al cosa troviamo ilcome.Il come imparare.   E il come imparare suggerisce la necessità di ridare importanza a quell’attività proposta quotidianamente a scuola per far acquisire le conoscenze e le competenze. Quell’attività che è l cuore della didattica.  La prima domanda che deve farsi un docente è, allora: ”Come rendere coinvolgenti, attraenti, interessanti le attività? “Come evitare la noia e il disinteresse?”  L’Approccio Globale al Curricolo (Global Curriculum Approach– GCA), che SZ propone come metodo, è prima di tutto una focalizzazione sull’attività, suggerisce modi per interpretare e progettare la formazione.

Il Global Curriculum Approach

Il Global Curriculum Approach (Orsi, 2006) ci aiuta a esaminare, gestire, progettare il sistema delle attività (Bruni - Gherardi, 2007).  Se il sistema delle attività connette in modo ottimale – sviluppando una comunità di pratiche - 3 fattori e 2 livelli, allora si realizza un buona scuola, vale a dire un ambiente di apprendimento di qualità.  In SZ cerchiamo di esaminare costantemente il sistema delle attività realizzato in classe e a scuola, facendo nostro il contributo teorico e pratico dell’apprendimento situato (Lave - Wenger, 1991).

Il GCA mette in rilievo che l’attività è composta da 3 fattori e da 2 livelli (front e back):

fattore n.1

i soggetti

alunni, docenti

Livello n. 1 àfront - l’aula

docenti, dirigenti scolastici, genitori, non docenti

Livello n. 2 àback - la scuola

fattore n.2

artefattimateriali (hardware)

stanza, armadi, tavoli, sedie, lavagna, libri, ecc., ovvero tutto quello che è materiale in un’aula

Livello n. 1 àfront- l’aula

edifici, stanze per riunioni, penne, computer, laboratori, documenti, arredi, ecc., ovvero tutto quello che è materiale in una scuola

Livello n. 2 àback - la scuola

fattore n.3

artefattiimmateriali (software)

le idee che circolano, la preparazione dei docenti, i metodi di insegnamento praticati, le conoscenze degli alunni, i modi di realizzare la valutazione, gli obiettivi, i contenuti delle materie, le pratiche di lavoro degli alunni

Livello n. 1 àfront - l’aula

le idee, i sistemi di valutazione, ma anche la formazione dei docenti, le capacità del dirigente, gli obiettivi formativi di un istituto, i modi di funzionare dell’amministrazione, e così via

Livello n. 2 àback - la scuola

Se vogliamo realizzare un’attività interessante e coinvolgente dobbiamo migliorare la qualità di ciascuno dei 3 fattori indicati e attuare un buon mix tra di loro connettendo efficacemente i 2 livelli.

Se un gruppo di docenti lavora bene insieme, sa progettare, è guidato da un dirigente che sa valorizzare e coordinare, dispone di ambienti attrezzati, di documentazione, e strumentazione adeguata (back) di un apparato amministrativo valido, allora anche l’attività in classe potrà esserne influenzata positivamente (front).  Viceversa se in una classe (front) si sperimentano innovazioni didattiche, gli alunni diventano responsabili del proprio apprendimento, vi sono dotazioni di arredi, spazi materiali didattici adeguati, è possibile che anche la scuola (back)ne subisca l’influenza positiva.

Le 4  caratteristiche del GCA

Il GCA sottende almeno 4 caratteristiche.

  • La globalità della persona. L’apprendimento deve considerare tutti gli aspetti, da quelli emotivi, a quelli razionali, da quelli corporei a quelli intellettuali, tenendo presenti, ad esempio, le 9 intelligenze individuate da Gardner.  Un apprendimento equilibrato non considera solo certe discipline come la lingua o la matematica, ma anche la musica e il teatro, le arti in genere e così via (Gardner, 2002).
  • La globalità del sapere.  Morin e molti altri autori ci invitano a realizzare un sapere connesso.  Le discipline di studio nascono con una loro specificità, che va rispettata, ma al tempo stesso è necessario ricostruire l’unità del pensiero, poiché esperienza e realtà sono unitarie (Morin, 2000).
  • La globalità come integrazione.  Oggi non si può più parlare di alcuni alunni diversi perché diversamente abili.  Tutti gli alunni sono diversi.  La differenza è ciò che caratterizza ciascuno di noi.  Pertanto dobbiamo parlare di integrazioni: creare una comunità di alunni diversi è il nostro obiettivo (D’Alonzo, 2002).
  • La globalità dell’ambiente.  Richiamiamo l’attenzione su quanto detto a proposito della centralità dell’attività come risultante dell’intreccio dei 3 fattori con i 2 livelli.
  • per fare una ricerca con gli alunni sui contenuti delle discipline scolastiche
  • per procedure di organizzazione della vita in classe (es. come si lavora in coppia, in gruppo)
  • per realizzare procedure per attività intermedie (come si sta a mensa, come si esce da scuola)
  • per realizzare regolamenti
  • per lavorare tra docenti e tra docenti e dirigenti (come si migliora la comunicazione, il lavoro di gruppo, la valutazione degli alunni)

Il GCA e l’equilibrio tra virtuale, reale, astratto

Infine il GCA è globale anche nella considerazione dei livelli di realtà.  Nell’era digitale le nuove generazioni sono i nativi, gli adulti gli immigrati (Ferri, 2008).  Tuttavia vi sono ormai molte preoccupazioni anche in ambienti educativi rispetto all’enfasi eccessiva posta sulla realtà virtuale.  In tutto il mondo mentre si sviluppano le competenze digitali anche nella versione del web 2.0, si richiede un nuovo contatto diretto con la natura e con la terra, si valorizzano le culture locali, le identità, nonché i rapporti diretti tra le persone, quelli faccia a faccia.  La scuola d’altra parte è storicamente il luogo del simbolico e dell’astratto: ha sviluppato, cioè, grazie alla cultura alfabetico – tipografica, una realtà parallela, che è – per così dire - una rappresentazione e un’interpretazione della realtà reale.  Sin da Dewey è stato segnalato però il pericolo che questa realtà di seconda mano si sganci da quella di prima mano, diretta e concreta finendo per perdere di significato agli occhi degli alunni (Dewey, 2000).  L’approccio globale che proponiamo invece ricerca oggi un nuovo equilibrio proprio tra queste tre sfere: quella virtuale, reale e astratta.  Per questo nelle classi abbiamo il quaderno e il computer, il libro e gli strumenti per lavorare con le mani, per questo diamo importanza ai laboratori di arti grafiche e manuali insieme all’uso di Internet e alla matematica, per questo attrezziamo i giardini valorizzando la natura intorno alla scuola e stimoliamo le visite alle città e ai parchi naturali.

Le 4 R

Il GCA suggerisce una modalità per progettare e realizzare le attività che impiega il sistema delle 4R.  Si tratta di un sistema derivato dal modello della ricerca della qualità introdotto per la prima volta da Deming con il ciclo:  Do – Plan – Act – Check.

Le 4R possono essere utilizzate:

Le 4 R sono:

Riflettere e progettare.  Qualsiasi attività comincia dalla riflessione che individua un problema, una situazione critica, una domanda.  Il primo passo è riflettere e esplorare tale dimensione problematica. Successivamente si prova ad elaborare e a scrivere (redigere) un progetto di soluzione.

Realizzare.  Ciò che abbiamo scritto va realizzato.  E’ necessario dare concretezza ai progetti e redigere – pertanto – progetti praticabili.  Tuttavia nella realizzazione si possono individuare delle incongruenze.  La revisione avviene alla fine, ma anche in itinere.  Essa presuppone un’integrazione scritta del progetto (redigere) e una nuova realizzazione.

Revisionare e valutare.  Le realizzazioni devono essere riviste, esaminate, monitorate, valutate al fine di migliorare le realizzazioni (e dunque i progetti) e per conoscere i risultati.  Le revisioni e le valutazioni vanno scritte (redigere)

Redigere.  Significa che i progetti, i percorsi, le valutazioni devono essere scritti, poiché lo scrivere guida l’azione.  In un altro senso scrivere e redigere significa documentare, lasciare traccia di quello che è accaduto per farne memoria, storia.  Infine lo scrivere è un utile mezzo per scambiare pratiche, comunicare esperienze, sia tra alunni che tra docenti.

In concusione

Come si evince Senza Zaino non è un progetto, ma un vero e proprio modello di scuola.  A chi vuole iniziare viene proposto non una semplice formazione ma un cammino che coinvolga tutta la comunità scolastica a partire dal gruppo docenti di una scuola.  L’itinerario prevede la messa in discussione dell’ambiente formativo, la ristrutturazione degli spazi, la revisione dei modi di insegnare, il potenziamento concreto di quanto attiene ai valori fondanti: la responsabilità, l’ospitalità, la comunità.  Lo sforzo che cerchiamo di fare è, in definitiva, quello di realizzare nel nostro Paese effettivamente scuole che hanno l’ambizione di sperimentare quelle piste nuove che si impongono in un mondo, quello del Terzo Millennio, profondamente cambiato.

AA.VV.(2008), Giving Students Ownership of Learning, n.3 della rivista Educational Leadership, Alexandria VI, ASCD

Bruni A. - Gherardi S. (2007), Studiare le pratiche lavorative, Bologna, Il Mulino

D’Alonzo L. (2002), Integrazioni e gestione della classe, Brescia, La Scuola

Dewey J. (2000), Democrazia e educazione, Firenze, La Nuova Italia

Ferri P. (2008), La scuola digitale, Milano, Bruno Mondadori

Freire P. (2002), La pedagogia degli oppressi, Torino, Edizioni Gruppo Abele

Gardner H. (2002), Formae mentis. Saggio sulla pluralità della intelligenza, Milano, Feltrinelli

Lave J. - Wenger E. (2006), L’apprendimento situato. Dall’osservazione alla partecipazione attiva nei contesti sociali, Trento, Erickson

Ministero della P.I. (2007), Indicazioni per il Curricolo, Roma

Morin E. (2000), La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero, Milano, Raffaello Cortina

Mortari L. (2006), La pratica dell'aver cura, Milano, Mondadori Bruno

Orsi M. (1998), Educare ad una cittadinanza responsabile, Percorsi etici e educativi per l'uomo del terzo millennio, Bologna, EMI

Orsi M. (2006), A scuola senza zaino. Il metodo del curricolo globale per una scuola comunità,  Trento, Erickson

Piaget J. (1973), La costruzione del reale nel bambino, 1973, La Nuova Italia, Firenze

Polanyi M. (2006), Società libera,  Roma, Armando

Sergiovanni T. J. (1996), Leadership for Schoolhouse, Francisco, Jossey – Bass Publisher

Varisco B. M. (2002), Costruttivismo socio-culturale. Genesi filosofiche, sviluppi psico-pedagogici, applicazioni didattiche, Roma, Carocci

Wald P. – Castleberry M. S. (2000), Educators as Learners.  Creating a Professional Learning Community in Your School, Alexandria (VA), ASCD

Zan R. (1998), Problemi e convinzioni; Bologna, Pitagora

[1] Il Progetto SENZA ZAINO PER UNA SCUOLA COMUNITA' sviluppa l'iniziativa "Giornata della Responsabilità" iniziata nel 1998 dal circolo didattico n.7 di Lucca. Dal 2002 coinvolge 17 istituti in Toscana e 1 in Molise (3063 alunni, 327 docenti, 31 scuole) in un percorso di sperimentazione di un nuovo modello didattico - educativo. SZ è promosso dagli istituti aderenti, dall’Agenzia Scuola della Toscana (ex IRRE), dalla Regione Toscana, dal Comune di Lucca (capofila), dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca, dai comuni dei 18 istituti.  La rete degli istituti scolatici è costituita a norma del dpr 275/99 art.7, e prevede 10 impegni per le scuole partecipanti. Il Circolo Didattico n. 6 di Lucca è capofila

Benvenuti

scuola senza zaino home mini

Benvenuti in Senza Zaino

Togliere lo zaino è  un gesto reale, infatti  gli studenti delle scuole sono dotati di una cartellina leggera per i compiti a casa, mentre le aule e i vari ambienti vengono arredati con mobilio funzionale e dotati di una grande varietà di strumenti didattici sia tattili che digitali.  Ma togliere lo zaino ha anche un significato simbolico in quanto vengono realizzate  pratiche e  metodologie innovative in relazione a tre valori a cui ci si ispira:  la responsabilità, la comunità e l’ospitalità.

 Si tratta  di realizzare una scuola diversa da quella tradizionale che è normalmente  impostata sull’insegnamento trasmissivo e  standardizzato impartito nei tipici ambienti definiti  cells & bells (celle e campanelle), unidimensionali, dove  aule spoglie sono ammobiliate con le consuete file di banchi posti di fronte ad una cattedra, cui fanno da riscontro disadorni atri e  vuoti spazi connettivi.

Se ci si fa caso  si tratta di una questione planetaria.  Infatti in molte parti del mondo gli studenti utilizzano lo zaino per  portare a scuola e riportare a casa il proprio materiale come libri, quaderni, penne, matite, gomme, forbici, squadre e righe, colori ecc.  La cosa per la verità è un po’ strana.  Nessuno si è mai domandato perché un qualsiasi lavoratore trova i propri strumenti del mestiere sul posto di lavoro al contrario degli studenti.  In effetti lo zaino comunica un senso di precarietà e di inadeguatezza,  non a caso è stato inventato – come si può facilmente leggere in un qualsiasi vocabolario -  per gli alpinisti e per i soldati con il chiaro scopo di affrontare luoghi inospitali.   

Rendere le scuole ospitali è, dunque, un impegno di cambiamento.  E tuttavia l’ospitalità implica non solo costruire ambienti belli ed amichevoli, ma anche accogliere le diversità, far sì che ciascuno diventi responsabile per i propri e gli altrui talenti, originalità, bisogni e in generale per il precorso di crescita e di apprendimento.  Inoltre bisogna riflettere sul fatto che conoscere il mondo significa renderlo a noi comprensibile, trasformarle, umanizzarlo per farlo diventare, appunto, ospitale. La responsabilità e l’ospitalità, infine, si aprono alla costruzione della scuola come comunità, luogo di condivisione, di cooperazione e co - costruzione del sapere.

Esempio di pianta della classe Senza Zaino

benvenuti

Contatti

Istituto capofila della Rete Senza Zaino 

Istituto Comprensivo Statale "G. Mariti"

              Corso della Repubblica 125, 56043 Fauglia, Pisa
                        Telefono 050650440 fax 050650723

Email: senzazaino.scuola.comunita@gmail.com

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