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I temi Senza Zaino

I materiali

I diversi ruoli del docente

L'insegnante si deve avvicinare al mondo del bambino: catturare la sua attenzione, motivarlo e coinvolgerlo nell'attività. Il suo compito è quello di mettersi alla stessa "altezza" dell'alunno. L'atteggiamento deve rispettare alcune regole per la crescita e l'apprendimento del bambino.

I diversi atteggiamenti dell'insegnante [file PDF 119,40 KB] 

L'aula

L'aula è il luogo dove i bambini passano la maggior parte del tempo e deve avere un'organizzazione adeguata. L'aula va suddivisa in aree (tavoli, laboratori, ecc.). Scopriamo come attrezzarla con i materiali con cui i bambini svolgono i compiti; come dotarla di pannelli, di un calendario con le attività settimanali e di misuratori di tempo per controllare la durata delle attività.

La gestione dell'aula 

I segnali

I segnali favoriscono l'autonomia e la responsabilità dei bambini. È necessario che docenti e alunni insieme creino regole e segnali da affiggere in ogni area di lavoro.

I segnali delle aree 

Acustica

La cura della voce e la riduzione dei rumori sono uno strumento necessario per creare un clima disteso e adatto all'apprendimento. Insonorizzare l'aula significa diminuire rumori e dispersione. Si può fare mettendo palline da tennis sotto le sedie e dotando di feltri tavoli e mobili. Presentiamo alcuni consigli per controllare la voce e imparare a usare toni giusti, favorendo l'ascolto e il linguaggio non verbale.

La gestione dell'acustica e la cura della voce 

Le istruzioni per l'uso

Le istruzioni per l'uso sono attività / procedure presentate dall'insegnante al singolo bambino o a un gruppo. Vanno definite insieme agli alunni e devono avere un titolo e indicazioni per essere svolte. L'insegnate prima spiega l'attività col linguaggio verbale, mostra con i gesti le azioni, infine scrive i vari passi su un foglio e lo appende nell'area dove si trovano i materiali necessari.

Istruzioni per l'uso (Scheda di lavoro per impiegare i materiali di apprendimento)

Il buon giorno si vede dal mattino

Pubblichiamo la lettera che il dirigente Marco Orsi ha preparato per i docenti del suo istituto.  Essa ricalca la sensibilità delle scuole "Senza Zaino" e può suggerire percorsi per iniziare l'anno scolastico

di Marco Orsi

 Il buon giorno si vede dal mattino.  Il momento dell’inizio è molto importante in qualsiasi impresa umana.  L’inizio dà il senso di quello che vogliamo fare:  la costruzione della casa passa attraverso buone fondamenta, la corsa di un atleta è influenzata dallo scatto ai blocchi di partenza, un romanzo coinvolgente ha un incipit che attira e che predispone alla   lettura completa. L’attenzione all’inizio - come capite - vale in modo particolare anche per il nostro impegno con i bambini e i ragazzi.  Far loro comprendere che sono accolti, che la scuola può essere vissuta con entusiasmo, perché i primi siamo noi a trasmettere la passione per la ricerca e lo studio, ci dà la possibilità di lanciare da subito un messaggio chiaro che ci aiuta ad inaugurare l’anno scolastico nel migliore dei modi.

L’ospitalità inizia dall’ambiente fisico. Per l’accoglienza la prima cosa da fare, come del resto faremmo con degli ospiti, è la sistemazione dei locali.  Locali disordinati, disadorni, asettici, poco personalizzati costituiscono un ostacolo impegnativo per iniziare bene.  Hanno un’incidenza più forte di quello  che usualmente si pensa sulla riuscita del curricolo e sugli apprendimenti.  Negli incontri a disposizione vostra nelle scuole, e allegato li trovate nel calendario,  vi sollecito ad un’accurata sistemazione dei locali, facendovi aiutare del personale ausiliario che ha il compito di affiancarvi. Per essere concreto vi propongo questa semplice check listche può essere utile in tale lavoro:

  • Ordinare gli arredi nelle aule e nei laboratori (mettere in posizione organizzata tavoli, mobili, sedie, scaffali)
  • Ordinare il materiale all’interno di armadi, sugli  scaffali, nei cassetti
  • Usare scatole, raccoglitori da archivio per organizzare e raccogliere la documentazione
  • Mettere libri e raccoglitori verticali (non orizzontali)
  • Attaccare e/o sistemare cartelloni, carte geografiche, pannelli alle pareti in modo allineato, esteticamente gradevole (molte aule hanno cartelloni attaccati storti, non allineati, appiccicati alla rinfusa)
  • Introdurre piante nell’aula
  • Mettere etichette: ai raccoglitori, alle scatole, alle porte
  • Evitare per quanto possibile di appiccicare cartelloni direttamente su porte e muri
  • Verificare che ci sia  una pulizia accurata.
  • Mettersi d’accordo su cosa insegniamo confrontando i piani di lavoro, individuando gli argomenti e nozioni comuni
  • Mettersi d’accordo sui metodi didattici da impiegare
  • Mettersi d’accordo su regole e procedure da proporre alla classe
  • Informare gli alunni sul “Cosa impareremo”
  • Coinvolgerli nello stabilire il “Come ci organizzeremo” (sistema delle responsabilità)
  • Mettere per scritto il “Cosa impareremo” e il “Come ci organizzeremo”,  si potrebbe chiamare la Mappa del Nostro Viaggio,  renderla disponibile per la consultazione e per le eventuali revisioni e gli aggiornamenti
  • Sintetizzare la Mappa in un cartellone
  • Mettere la sintesi nel blog della classe o nel sito della scuola.

Dobbiamo poi, una volta iniziato l’anno scolastico, coinvolgere attivamente gli alunni nella tenuta dei locali e nel loro ordine (si veda di seguito il “Come ci organizziamo”).  In ogni modo sappiate che l’ospitalità inizia dall’ambiente fisico.

La mappa è un grande aiuto nel viaggio. L’altro aspetto dell’accoglienza da considerare è il coinvolgimento nell’impresa.  Pensiamo ad un viaggio.  Che cosa proponiamo ai nostri alunni?  Qual è l’itinerario che vogliamo intraprendere con loro?  Sarebbe opportuno che il team docenti si mettesse d’accordo di presentare agli alunni uno dei primi giorni di scuola la programmazione didattica avendo come sfondo l’anno scolastico.  Insomma trovare le parole giuste e chiare per dire quali esperienze faremo assieme, che cosa impareremo, cosa studieremo.  E’ possibile fare una breve sintesi, farla conoscere e discuterla con gli alunni, per poi scriverla e tenerla in classe come l’esploratore tiene la mappa per orientarsi quotidianamente nel suo viaggio.

Suggerisco questa scansione:

mettersi d’accordo a livello di team (gruppo docenti scuola dell’infanzia, team di modulo per docenti primaria, gruppo docenti di classe scuola secondaria 1°): a) sulle attività didattiche da proporre alla classe / sezione, individuando anche almeno 2 argomenti interdisciplinari (si veda le proposte); b) sugli aspetti organizzativi e regolamentari della gestione della classe /sezione.

In un incontro con gli alunni presentare loro (magari con utilizzo di cartellone e/o videoproiettore o LIM) l’itinerario dell’anno scolastico in modo breve, sintetico, efficace diviso in due parti:  Che cosa impareremoài contenuti relativi ai campi di esperienza e alle discipline, gli argomenti interdisciplinari. Come ci organizzeremoàcome dobbiamo tenere pulita, organizzata, in ordine l’aula, quale procedure ovvero istruzioni per l’uso dobbiamo elaborare (per lavorare in gruppo, in coppia, per la pulizia, per l’entrata in classe, per la tenuta in ordine, per fare i compiti a casa, per una lezione frontale ecc.). IlCosa impareremoe ilCome ci organizzeremocostituiscono dunque la mappa per il nostro viaggio e come tutte le mappe è opportuno averle in un documento scritto che indichi i traguardi e i tempi per raggiungerli.

Lacheck listpotrebbe essere la seguente:

  • Mettersi d’accordo su cosa insegniamo confrontando i piani di lavoro, individuando gli argomenti e nozioni comuni
  • Mettersi d’accordo sui metodi didattici da impiegare
  • Mettersi d’accordo su regole e procedure da proporre alla classe
  • Informare gli alunni sul “Cosa impareremo”
  • Coinvolgerli nello stabilire il “Come ci organizzeremo” (sistema delle responsabilità)
  • Mettere per scritto il “Cosa impareremo” e il “Come ci organizzeremo”,  si potrebbe chiamare la Mappa del Nostro Viaggio,  renderla disponibile per la consultazione e per le eventuali revisioni e gli aggiornamenti
  • Sintetizzare la Mappa in un cartellone
  • Mettere la sintesi nel blog della classe o nel sito della scuola.

L'uso della voce e il silenzio

Pubblichiamo un dialogo tra Alessandra Baroni docente di Senza Zaino all'istituto Comprensivo di Fauglia (PISA) e Marco Orsi responsabile nazionale delle rete Senza Zaino sul tema della voce con indicazioni operative utili per la gestione della classe...

 

Caro Marco

sono Alessandra ed ho partecipato all'incontro a Montespertoli.
Durante i due giorni, per me significativi e che molto ho apprezzato, è
tornato in ballo il tema della gestione della voce in classe. Poichè
credo che sia un mio lato carente ma anche dei miei alunni, ti chiederei

gentilmente un'indicazione pratica di letture su questo tema. Ho più
volte cercato testi ma non sempre mi sono apparsi calzanti.
Ti ringrazio anticipatamente
Alessandra Baroni

Cara Alessandra,

marco

ti rispondo a un mese di distanza, anche perché sono stato via 15 giorni e poi perché ci ho pensato un pò sopra.  Mi sento di dirti queste cose. Prima di tutto porsi il problema della voce come fai te insieme alle colleghe di Senza Zaino è per me molto significativo.

Si tratta di cercare di migliorare il nostro comportamento in un aspetto centrale per la scuola, riflettendo sul significato di quello che facciamo.  E siccome molta parte del comportamento dell'insegnante è connotato dal  parlare, allora vale la pena di considerare la voce, che appunto ci permettere...

... di emettere quella serie organizzata in successione di suoni particolari che costituiscono il linguaggio, ovvero il proferire parole che rimandano a dei significati condivisi e consentono una (non la sola si badi bene) modalità di comunicare.

Un primo aspettoche dobbiamo cogliere è forse la sobrietà  nell'uso de linguaggio parlato.  Per vari motivi.  Il primo è che l'inflazione delle parolegenera la consunzione delle parole stesse e del linguaggio verbale.  Se usiamo le parole con sobrietà, misura, al momento giusto, queste parole avranno più valore.  Si tratta di sviluppare una forma di autocontrollo e di preparare per tempo quello che dobbiamo dire sfrondando le parole inutili e le spiegazioni ridondanti.

Il secondo motivoè collegato al fatto che si impara molto osservando e facendo.  Se invece di parlare faccio vedere come si fa, mostro, illustroallora ho un'efficacia maggiore.  Un'operazione matematica la faccio vedere come la risolvo alla lavagna, o dando un modello cartaceo.  Non parlo, invito gli alunni a seguire.  Poi eventualmente do spiegazioni.  Un riassunto di una storia non spiego come si fa, ma fornisco un modello che ho preparato, con le indicazioni scritta di come ho fatto sfidando gli studenti a riprodurlo.  Questi naturalmente sono solo alcuni esempi.

Conta anche un un terzo aspetto, l'attenzione al linguaggio non verbale, del corpo, dei gesti. Si possono fare altri esempi.  Posso fare una domanda a tutti gli alunni "Chi mi sa dire quanto fa 230X5?"  Invece di far alzare la mano come usa nella scuola tradizionale per poi esprimere a parole la risposta, possiamo far scrivere il risultato su una lavagnetta (o cartoncino) a ciascun studente, poi l'insegnante passa tra i banchi e mette sulla lavagnetta un cartoncino con un si o un no a seconda della risposta giusta, o meglio fa solo un piccolo cenno di assenso.

Insomma se entriamo nella mentalità corretta la creatività può sbizzarrisi a più non posso. Si può contenere la voce anche per i richiami e le sgridate.  Innanzitutto i rimproveri plateali, in pubblico vanno evitati.  Io dico sempre che un docente non sarebbe contento se fosse redarguito nel bel mezzo di un collegio, mentre preferirebbe, pur avendo commesso una mancanza, di essere ripreso a parte.  Allora teniamolo presente anche per i nostri studenti.  A volte invece di usare la voce, comunque, fa un effetto maggiore, avvicinarsi ad una bambina e semplicemente guardarla con intensità negli occhi o toccarle la spalla. In generale nella scuola utilizziamo troppo il linguaggio parlato, poco le mani, il corpo, gli oggetti, i laboratori, il fare.  Per questo cadiamo nell'ambito delle critiche che Dewey faceva alle scuole definendole astratte e libresche.

 Poi c'è il problema di usare la voce con volumi bassi.  Quando parliamo dobbiamo sforzarci di parlare sottovoce, ciò favorisce un clima più disteso e paradossalmente aumenta l'attenzione.  Gli alunni tra l'altro devono imparare a parlare sottovoce.  In Senza Zaino ormai  abbiamo raggiunto ottimi livelli, sia in classe che fuori, a mensa o nei corridoi.  Ma questo successo si può conseguire se la maggior parte degli insegnanti condivide questo obiettivo.  Se esso è al centro dell'attenzione della comunità professionale.  Non è impossibile ma è più difficile da sole.  Tutta la scuola deve cogliere l'occasione per assomigliare ad un centro di ricerca.  Se io vado al CNR a Pisa e vedo gli scienziati nei loro laboratori come lavorano e interagiscono tra loro, mi accorgo che l'atmosfera è felpata, quasi armonica.  Lì si sta facendo un lavoro importante, occorre concentrazione, limitare i disturbi e i rumori.  L'apprendimento, così come la ricerca, non possono avvenire nella confusione, se non nel caos, che purtroppo registriamo in non poche realtà scolastiche.  Qui non ci si rende conto che ne va delle opportunità crescita degli alunni.  Ricordo anche che Maria Montessori proprio sul parlare e sul silenzio poneva un forte accento.  Basta visitare una scuola montessoriana per venire colpiti dalla calma, dall'armonia, dalla atmosfera ovattata, dalle voci soffuse, dal clima di concentrazione e laboriosità, proprio come accada in un centro di ricerca.

Per aiutare a realizzare tutto questo possiamo porci questi punti:

  1. Mettere nel POF come obiettivi l'uso sobrio della voce e un maggiore impiego del linguaggio;
  2. Discutere e valutare questi obiettivi  nelle varie riunioni dei docenti  (qui il dirigente scolastico o la coordinatrice della scuola possono essere responsabilizzati)
  3. Sostituire il parlato con comportamenti non verbali, sulla linea degli esempi fatti è un'altra strategia
  4. Coinvolgere i collaboratori scolatici (i bidelli è altrettanto importante)
  5. Mettere striscioni con slogan un pò dappertutto (nelle classi e nei corridoi) con slogan del tipo:  "Abituiamoci a parlare sottovoce", "Qui il silenzio è importante", "Le parole diventano importanti se le usiamo poco" e via dicendo.  L'uso di slogan non è da sottovalutare.
  6. Inventare anche giochi vari sul silenzio.  Maria Montessori invitava a cogliere i rumori del silenzio come opportunità di conoscenza.

Su questo ultimo aspetto si aprirebbe un altro capitolo, quello delle forme di conoscenza oltre il linguaggio. Wittgenstein invitava a cogliere, non a caso, il fatto che oltre il linguaggio vi è l'oceano.  Il linguaggio definisce in qualche modo i contorni del conosciuto. Definisce e incasella il mondo, che però è molto più grande.  Se riusciamo a far silenzio a far tacere i pensieri possiamo attingere a qualcosa di nuovo.  Le grandi intuizioni degli scienziati nascono dal silenzio, dai contatti con la natura, da improvvise illuminazioni che si fanno presenti in momenti in cui l'animo è vuoto di pensiero e di linguaggio, laddove nell'animo umano si fa silenzio. Dunque teniamo conto anche di questo aspetto fondamentale.

In definitivaè molto bello entrare in una scuola, in una classe e percepire voci soffuse, silenzi prolungati, attenzione e concentrazione, laboriosità: l' armonia di una comunità che sta crescendo, che è appassionata al suo lavoro e per questo lo rispetta, lo protegge lo custodisce. Io so che è possibile tutto questo perché lo visto in molte scuole in Italia e in Europa, e anche nella nostra esperienza di Senza Zaino.  Scusa per la lunghezza ma ho rimesso il tempo perduto.  Un caro saluto

Marco

 ** Per approfondimenti il capitolo n. 12 del libro di M. Orsi,A scuola Senza Zaino,Trento, Erickson, 2006  dal titolo "La voce, il corpo, l'ascolto"

Gestione della classe e apprendimento efficace

Corso di formazione


Maggio -  Novembre 2010

Scuola Primaria di S. Vito (LU)

Il corso è cominciato il 14 maggio con una relazionedi Marco Orsi sul Global Curriculum Approach.


 

Venerdì, 14 maggio 2010

16.45-19.15

2.5

Il Global curriculum approach e il modello dell’artigiano: “competenze e compiti autentici”.

M. Orsi

Giovedì, 3 giugno 2010

16.45-19.15

2.5

Le istruzioni per l’uso e il problem solving con le 4 R.

C. Natali

Giovedì, 17 giugno 2010

16.45-19.15

2.5

Gestire la classe in modo efficace: ”dalle regole alle procedure organizzare la vita della classe.

M. Orsi

Mercoledì, 22 settembre 2010

16.45-19.15

2.5

Il ruolo del docente: le 3 E.

A. Marchesini

Mercoledì, 29 settembre 2010

16.45-19.15

2.5

Organizzare gli spazi dotarsi di materiali.

A. Marchesini

Giovedì, 7 ottobre 2010

16.45-19.15

2.5

Apprendere le competenze con la mappa generatrice.

A.Scipioni

Venerdì, 15 ottobre 2010

16.45-19.15

2.5

Un’esperienza di gestione della classe.

A. Barone

Giovedì, 21 ottobre 2010

16.45-19.15

2.5

Apprendere le competenze con la mappa generatrice

A. Scipioni

Sabato, 13 novembre 2010

09.00-13.00

2.5

Il problem solving e le competenze.

Dell’Orfanello

A. Barone

 

La partecipazione degli alunni alla vita della Scuola

la partecipazione è un valore per la libertà

La Libertà è:“La Libertà non è stare sopra un albero, la libertà non è il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione…” così cantava il ritornello d’una famosissima canzone di Giorgio Gaber degli anni ’70.

Ci si può chiedere allora che cosa significa partecipare alla vita della propria scuola per i ragazzi Senza Zaino[1], cosa ha a che vedere con l'educazione alla libertà e alla democrazia? E con la responsabilità?

Partecipare, consiste nell’“aver parte in qualcosa, prendere parte”.

Etimologicamente ha un riferimento al latino participo: con un doppio significato del verbo “prendere parte attivamente a qualcosa” e “conoscere per essere a parte di qualcosa, condividere”, comunicare e mettere in comune, che comprende l’azione di dare e quella diriceverenella partecipazione.

Tutti e due questi significati trovano realizzazione nel progetto Senza Zaino:

viene favorita la partecipazione attiva alla gestione della scuola e alla scrittura dei programmi, sia tra i docenti sia tra gli alunni, e curata la diffusione delle informazioni e dei saperi.

Spazi per comunicare fuori delle classi

Scuola Senza Zaino Crespina PI

Questo ha sicuramente dei legami con l’educazione alla democrazia.

Secondo Zagrebelsky (2004) non basta la conoscenza della democrazia a farci diventare democratici, perché la conoscenza non coincide con la coscienza; non si può insegnare la democrazia ma si può insegnare a essere democratici, cioè a assumere nella propria condotta la democrazia come ideale o virtù da onorare e tradurre nella pratica.  L’unico modo di insegnare la democrazia è educare al rispetto di sé e degli altri, alla considerazione della dignità individuale nella sfera pubblica.

L’ essere democratici si impara solo praticando la democrazia, la partecipazione ne è il fondamento mentre la responsabilità il corollario necessario.

Per essere responsabili si deve essere liberi e si deve poter esercitare un certo potere , poiché chi è schiavo non sarà considerato responsabile di ciò fa.

Talvolta gli insegnanti attribuiscono la responsabilità agli studenti dei i successi o dei fallimenti nell’apprendimento, senza per la verità aver costruito un ambiente effettivamente democratico in cui sia possibile esercitare la partecipazione e dunque la responsabilità. La democrazia si impara in una scuola in cui gli alunni possono intervenire nelle scelte, che riguardano gli apprendimenti e la convivenza scolastica, e sono liberi di farlo perché dotati anche di autonomia, consapevolezza e potere (empowerment).

I consigli dei rappresentanti degli alunni e delle alunne.

Il Progetto “Partecipazione delle alunne e degli alunni” coinvolge tutte le scuole dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Mariti” di Fauglia (PI) e mira allo sviluppo dell’autonomia, all’assunzione di responsabilità e alla costruzione delle condizioni migliori per la crescita individuale e di gruppo.

L’idea condivisa con i ragazzi è quella del “si può fare”, essere consapevoli cioè che anche una piccola azione ha grandi conseguenze se replicata molte volte e da tante persone. E così il progetto coinvolge oggi tutte le 40 classi dei 7 plessi di  scuola elementare e media dell’Istituto Comprensivo, dove i rappresentanti eletti – in genere un maschio e una femmina per classe -  hanno la possibilità di organizzare assemblee di classe prima e dopo i consigli mensili tra pari nel plesso, di eleggere un loro coordinatore per il quadrimestre (per alcuni il Presidente del Consiglio dei rappresentati…), di partecipare a pieno titolo ai Consigli di Classe e/o Interclasse con gli adulti.

Progetto “Partecipazione delle alunne e degli alunni” Istituto Comprensivo “Giovanni Mariti”

Insegnante Maria Cristina Gasperini - Un momento assembleare Fauglia (PI)

Tutto l’iter per definire gli argomenti da sottoporre alla discussione nelle interclassi e nei consigli di classe; per proporre e decidere le “leggi” che regolano la vita quotidiana della classe e poi della scuola di appartenenza, per ideare e progettare attività collettive, per realizzare i giornalini scolastici (comitati di redazione), per gestire iniziative di solidarietà e/o eventi periodici e feste, è condotto esclusivamente dai ragazzi in modo pienamente autonomo, anche se sotto la guida attenta, mai intrusiva o prevaricatrice, del docente tutor ( il coordinatore didattico nel caso di riunioni di plesso) che, in disparte, osserva  intervenendo su richiesta con suggerimenti tecnico - pratici o con consulenze normative.  Viene prodotta e diffusa la documentazione di ogni aspetto (da una relazione di Maria Cristina Gasperini, Istituto Comprensivo “G.Mariti” Fauglia PI)

l'autovalutazione come esperienza di protagonismo

Essere protagonisti del proprio processo di apprendimento significa essere a conoscenza del punto in cui trova e di quello in cui si dovrebbe arrivare.

Nel contesto di una scuola come quella che Senza Zaino vorrebbe realizzare, l’autovalutazione degli alunni e dunque la capacità metacognitiva di autovalutarsi, è ritenuta anche uno strumento potente per incentivare la responsabilità, l’autonomia e la motivazione intrinseca degli studenti, ed è profondamente integrata al processo di apprendimento.

Qui gli studenti apprendono “per se stessi” e non per il voto o per accontentare qualcuno, la costante mappatura del proprio apprendimento, consente di autoregolarsi e di essere protagonisti responsabili del processo.

Queste riflessioni sono strettamente connesse al concetto di apprendimento fatto non solo di informazioni da acquisire e di nozioni da imparare ma soprattutto di competenze di cui impadronirsi.

La definizione di queste ultime è intesa come “Capacità di far fronte a un compito, o un insieme di compiti, riuscendo a mettere in moto e orchestrare le proprie risorse interne, cognitive, affettive e volitive, e a utilizzare quelle esterne disponibili in modo coerente e fecondo” (Pellerey, 2004).

Chomsky arricchisce il concetto di “competenze” vedendole come “Regole interiorizzate, in qualche modo astratte, che hanno una capacità generativa”; renderebbero dunque capaci le persone di produrre comportamenti sempre diversi e migliori nei vari contesti in cui si trovano a operare” (Chomsky ’68).  Un’esperienza significativa a questo proposito è stata realizzata dalle scuole aderenti a Senza Zaino di Termoli. Qui i bambini di tre classi prime hanno costruito una rubrica di valutazione della propria grafia (una lista di indicatori, che definiscono un lavoro buono, medio o da migliorare).

È significativo il processo di costruzione dello strumento: i bambini sono stati invitati a osservare alcune pagine scritte per rilevare le caratteristiche che ne rendono una migliore di un’altra, hanno costruito un repertorio graduato poi hanno catalogato la propria grafia.  Autovalutarsi fa comprendere l’area potenziale di miglioramento e può dunque favorire l’autostima (da una relazione di Daniela Mazza Circolo Didattico n. 2 Termoli, CB).

il contratto formativo e la coprogettazione

Halina Przesmycki (1999) dà questa definizione del "contratto formativo": la pedagogia del contratto è quella che organizza situazioni di apprendimento in cui esiste un accordo negoziato in occasione di un dialogo tra i partners che si riconoscono come tali, al fine di realizzare un obiettivo sia esso cognitivo, metodologico o comportamentale”. Nel nostro caso l'obiettivo è educare alla responsabilità, dunque il contratto si struttura tra insegnanti e allievi (sia singolarmente, sia come gruppo o classe) ma possono essere coinvolti anche genitori, dirigenti etc.

Il contratto serve soprattutto a evitare la delega generica e passivizzante da parte di alunni e genitori a proposito della formazione scolastica, uno dei principali nemici dell’autonomia e della responsabilità.  Lo studente e il genitore la esercitano nei confronti dell'insegnante e/o del dirigente scolastico, ma gli insegnanti a loro volta la esercitano verso i loro formatori o il dirigente scolastico e così via . Tende a instaurarsi un circolo vizioso che porta poi a difficoltà di assunzione e attribuzione di responsabilità nel processo di apprendimento/insegnamento. Inoltre l'esercizio indiscriminato della delega in campo formativo nasconde una falsa convinzione, che sia possibile un apprendimento senza coinvolgimento attivo di chi apprende.

Utilizziamo dunque il contratto per favorire una posizione attiva e consapevole degli studenti all'interno del processo formativo, ma anche per realizzare la scelta della trasparenza ed esplicitare quello che altrimenti rimarrebbe implicito: gli obiettivi e i traguardi che si vogliono raggiungere e i parametri valutativi che applicheremo. Inoltre, in fase di contrattazione, avvengono degli aggiustamenti del programma che favoriscono lo sviluppo di una co-progettazione della formazione.

Un esempiodi contratto nelle scuole Senza Zaino si attiva all’inizio dell’anno scolastico quando, in quasi tutte le scuole, gli studenti presentano ai genitori il programma annuale della classe. Ciò rappresenta un’occasione preziosa in cui si traducono le mete in un linguaggio semplice e comprensibile, si scrivono cartelloni che rimarranno appesi tutto l’anno e si assumono pubblicamente degli impegni responsabilizzanti. Succede talvolta che si aprano contrattazioni tra studenti e insegnanti a proposito di alcuni aspetti del programma e che si dia seguito a modifiche e revisioni.

incarichi e responsabilità

Un altro esempio della partecipazione dei bambini è fornito dalla diffusione, in tutte le scuole Senza Zaino, di modalità strutturate per l’affidamento di incarichi di responsabilità utili alla gestione delle attività di apprendimento o di servizio. Nella scuola Primaria D. Dolci di Cenaia dell’Istituto Comprensivo G. Mariti di Faglia (PI) –una fra molte- inizialmente gli alunni di ogni classe sperimentano a turno il ruolo attivo di capotavolo – nelle classi sono presenti  7 o 8 alunni per 3 grandi tavoli comuni. Ogni cambio viene poi accompagnato da momenti di riflessione e di verifica nello spazio dell’agorà[2].  Successivamente viene introdotta la modalità dell’elezione diretta per la scelta del rappresentante del tavolo, da parte di ogni gruppo.


[1]Il Progetto SENZA ZAINO PER UNA SCUOLA COMUNITA' sviluppa l'iniziativa "Giornata della Responsabilità" iniziata nel 1998 dal circolo didattico n.7 di Lucca.  Dal 2002 coinvolge 17 istituti in Toscana e 1 in Molise (3063 alunni, 327 docenti, 31 scuole) in un percorso di sperimentazione di un nuovo modello didattico - educativo. SZ è promosso dagli istituti aderenti, dall’Agenzia Scuola della Toscana (ex IRRE), dalla Regione Toscana, dal Comune di Lucca (capofila), dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca, dai comuni dei 18 istituti. La rete degli istituti scolatici è costituita a norma del dpr 275/99 art.7, e prevede 10 impegni per le scuole partecipanti. Il Circolo Didattico n. 6 di Lucca è capofila (per saperne di più: M. Orsi, A Scuola Senza Zaino. Trento, Erickson)


[2]L’agorà è un angolo della classe arredato con tappeti e cuscini in modo da consentire la discussione di tutti gli alunni insieme, prevista dal progetto Senza Zaino

Attività diversificate

Il sistema delle attività diversificate si basa su..

su attività da svolgersi presso tavoli indicate su un pannello e presentate e condivise con gli alunni all'inizio

Le attività afferiscono a più obiettivi di un' area (es. area linguistica: grammatica, lettura, produzione testi)

Si svolgono attorno a stazioni (spazi attrezzati) da soli e in gruppo

(rielaborato da D. Michetti su pratiche di G. Simi)

Scegliere le attività - G. Simi.doc 

Le stazioni

Le stazioni (Differentiated Instruction di C. Tomlinson)

  • Il sistema si basa su attività da svolgersi presso stazioni (tavoli attrezzati ad hoc) che sono indicate su un pannello con il nome dell'alunno
  • Le attività afferiscono a più obiettivi di un' area (es. calcolo area matematica)
  • Si svolgono attorno a stazioni (spazi attrezzati) da soli e in gruppo
  • Si svolgono in più volte. Ma ad un certo punto le stazioni terminano
  • C'è attenzione ai compiti autentici e a varie modalità di lavoro (multimedialità)
  • Si procede a registrazioni su pannelli e schede personali

 le stazioni - linsegnamento diversificato.pdf

La bella scrittura

Il file allegato riguarda un laboratorio formativo con la prof.ssa Venturelli.

Esso si inserisce nel percorso di Senza Zaino teso a ricoprire l'importanza del gesto grafico che ha per protagonista la mano.

La mano che Kant diceva essere "il cervello esterno dell'uomo", La mano il cui movimento ci ha permesso e ci permette di sviluppare l'intelligenza, il nostro cervello.

La mano che scrive e che aiuta perciò a riflettere.  La mano che si muove per accompagnare con i gesti le parole che proferiamo.

Nelle scuole Senza Zaino la cura della scrittura è importante, dall'infanzia alla scuola secondaria.

Un cura che parte dall'addestrare la mano al movimento fine, per poi concentrarsi sui tipi di supporti sui quali la scrittura viene incisa.

Nasce così la ricerca sui quaderni adatti per le varie attività, che ci ha aperto al contributo di molte esperienze europee e che ci ha fatto uscire dalla standardizzazione non pedagogica del famoso quadernone.

Ma anche la ricerca sui tipi di strumenti per incidere, ovvero penne, lapis di ogni tipo che aiutano l'impugnatura corretta e la precisione del gesto grafico.

L'interpretazione dell'errore

Il giorno 26 marzo 2010 si è tenuto un incontro di formazione con la professoressa Rosetta Zan docente di matematica all'università di Pisa, sul tema "L'interpretazione dell'errore per un apprendimento efficace".  Pubblichiamo i materiali e le slides di power point.

 L’interpretazione dell’errore per un apprendimento efficace

Il costruttivismo

Il costruttivismo in poche parole è un approccio psico - pedagogico che sostiene che i saperi, le competenze, la conoscenza in genere non è trasmissibile automaticamente da una soggetto ad un altro, quasi si trattasse coloro che imparano come vasi da riempire. P. Freire parla di educazione depositaria in questa accezione. Invece saperi, competenze e conoscenza avvengono effettivamente se il soggetto che è in situazione di apprendimento, ovvero sottoposto agli stimoli dell'insegnanmento, si attiva, acquisisce gli stimoli, rielabora e ristruttura le proprie mappe cognitive.

Il costruttivismo si collega dunque alla responsabilità soggettiva, nel senso che senza il protagonismo del soggetto, senza una effettiva risposta non si dà apprendimento stabile, duraturo, significativo e trasformante .  Non a caso il termine responsabilità rimanda a livello semantico al significato di risposta.  Piaget, con la dialettica di assimilazione e accomodamento, vale a dire di risposta attiva agli stimoli esterni del soggetto e la suo agire da protagonista nel mondo, può essere considerato a tutti gli effetti un costruttivista.

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